lunedì 28 gennaio 2013

L’Aquila, Oscar Giannino contro la sentenza Grandi Rischi: «pessima»


Pubblicato: Lun, 28/01/2013 - 11:30  •  da: Redazione di Fermare il Declino
da PrimadaNoi.it
Oscar Giannino, candidato premier nelle liste di Fare per Fermare il Declino, nella prima tappa di un giro elettorale in Abruzzo ha commentato così la condanna a sei anni per i componenti della commissione Grandi Rischi emessa dal tribunale dell'Aquila.
«Non mi esprimo sul titolo dei componenti - ha precisato - ma quello che vale è che per qualunque scienziato italiano chiamato a comporre una commissione di valutazione di rischi, se il criterio penale diventa quello della massimizzazione della cautela, alla luce di questa sentenza, per evitare imputazioni per fattispecie gravissime del codice penale, dovrà semplicemente ogni caso dire 'massimo rischio per tutti', invece di fare una valutazione statistica rispetto ai fenomeni».
«Mi rendo conto - ha aggiunto Giannino - che metterla dal punto di vista statistico può sembrare a tutti una cosa impropria. Meglio salvare una vita, quindi tutti in strada. In questo caso, però chi fa numeri e scienza non serve più a niente. In questo caso dovremmo dire a tutti quelli che abitano nella zona rossa del Vesuvio 'da domani mandiamo le ruspe'. E lì, penso, che bisognerebbe farlo. Una via di mezzo dovrebbe essere la ragionevolezza, questa sentenza è irragionevole».
Poi il Giornalista ha risposto a varie domande dei cronisti affrontando diversi argomenti. Come quello del caso Monte Paschi: «sbagliano in maniera feroce quelli che dicono che la vicenda non è una questione politica e che non riguarda il Pd. Qui il problema riguarda tutte le fondazioni - ha spiegato -. I signori delle fondazioni che hanno avuto un grande atteggiamento di riverenza da parte dei politici, Buzzetti, per dirne uno, sono tutti espressioni della politica. Nella mia città, Torino, attualmente il presidente della compagnia San Paolo è l'ex sindaco Chiamparino - ha continuato -. Quindi, questa storia per cui le fondazioni non sono la politica è una pietosa palla».
La conseguenza del caso Mps, secondo il candidato premier, è che «a oggi, com'é giusto, il Financial Times, cioé l'Europa e i mercati europei, di nuovo cominciano a sospettare del nostro sistema bancario».
Su Berlusconi ha le idee chiare: «non avrà più titoli per rappresentare l'Italia in Europa e nel mondo», così come su Monti: «mi ha molto deluso» e su Bersani: «mi dispiace che abbia adottato delle regole alle primarie per fregare Renzi, perché Renzi avrebbe cambiato il segno alle politiche, e avrebbe portato alla Terza Repubblica».
Idee chiare anche sui magistrati in politica: «nel mio Paese ideale dovrebbe essere un po' più complicato per i magistrati scendere in politica e poi avere il posto che li riaspetta per tornare a fare sentenze. Nel mio Paese ideale - ha continuato - dovrebbe essere più complicato fare politica soprattutto per i magistrati penali, per i pubblici ministeri penali, quelli che nelle fasi di indagini preliminari hanno grandi poteri per il nostro ordinamento, sulla libertà dei cittadini, sulla continuità di impresa e sul patrimonio degli indagati».

Sondaggi, Fare cresce: siamo sopra il 3%


Pubblicato: Lun, 28/01/2013 - 10:30  •  da: Redazione di Fermare il Declino
Nota Ufficio stampa
 
Facendo una media tra gli ultimi sondaggi pubblicati sul sito ufficiale della sondaggistica italiana,www.sondaggipoliticoelettorali.it, dove tutti i dati dei diversi istituti convergono per legge, emerge una tendenza molto positiva per Fare che si attesta dal 2,2  % di Swg (metodo Cati, rilevazioni telefoniche) al 4,2% di SpinCom (metodo Cawi, rilevazioni web) con Termometro Politico che quota Fare al 2,7 su 10.000 intervistati (è il campione più vasto e distribuito).
La media tra gli ultimi e i più attendibili sondaggi nazionali certifica quindi un 3,05%.
Tra gli istituti di sondaggi, preso atto della realtà dei consensi elettorali di Fare, anche Tecné Italia, società legata a Sky Tg 24, ha pur tardivamente annunciato di rubricare Fare tra i partiti sondati nella shortlist delle liste più rappresentative.

"Se si segue il nostro programma saremo come la Svezia, altrimenti finiremo come l'Argentina".


Pubblicato: Lun, 28/01/2013 - 09:30  •  da: Redazione di Fermare il Declino
Da Formiche.net intervista a Michele Boldrin di Alberto Mucci
L'economista Michele Boldrin, uno dei fondatori con Oscar Giannino di Fare per Fermare il Declino, è a Londra per spiegare gli obiettivi del movimento liberista. Con Formiche.net parla di Draghi, di Monti e dell'Italia: "Se si segue – dice – il nostro programma saremo come la Svezia, altrimenti finiremo come l'Argentina".
Direttore del dipartimento di economia della Washington University in Saint Louis, liberale, liberista, politicante ma non politico. Michele Boldrin è fondatore e membro attivo di Fare per Fermare il Declino. Di passaggio a Londra per parlare alla City, ha trovato il tempo di una chiacchierata con Formiche.net.
Dopo anni in accademia, chiuso nella cosiddetta torre d’avorio, com’è fare politica, tornare in Italia, vedere cittadini e paesi che non aveva mai visitato prima?
Prima di tutto voglio mettere in chiaro che non sono un politico. Mi sento più come San Giovanni Evangelista. Vado in giro per l’Italia, vedo persone, parlo, discuto e dibatto nel tentativo di risvegliarle, far vedere e spiegare l’effettiva situazione dell’Italia. E lo devo
ammettere, è strano: c’è una grossa percentuale di persone, direi intorno al 60 per cento, che è più o meno consapevole del difficile periodo che l’Italia sta attraversando. Ma allo stesso tempo permane quella caratteristica così tipicamente italiana, la certezza o perlomeno la speranza che alla fine, in zona Cesarini, all’ultimo momento, con un colpo di coda di qualche tipo riusciremo a uscirne e a superare questa crisi come già successo in passato. Ma non è così, non questa volta: ed è mio compito, se vuoi la missione che mi sono imposto, di farlo capire al maggior numero di persone.
Se non fa politica quindi cosa fa?
Eh, l’ho gia’ detto: sono come san Giovanni evangelista …. si scherza ovviamente. Davvero: cerco di far comprendere la gravità della situazione al maggior numero di persone possibile perché c’è un’Italia strana drogata dagli ultimi venti o trent’anni di assistenzialismo e
nazionalismo economico che bisogna scuotere, far uscire dal guscio, aiutare ad assumersi le sue responsabilità.
Com’è spiegare il liberismo agli italiani? Per molti la parola è quasi un insulto, non deve essere facile.
La mia risposta è sempre la stessa. Chiedo di spiegare cosa ci sia di liberista in un programma che prevede il sostegno dei livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché la garanzia del posto di lavoro esistente o la tutela delle imprese inefficienti; l’adozione immediata di una legislazione organica sui conflitti d’interesse e far funzionare la giustizia. E la risposta è semplice: nulla, assolutamente nulla. E anche qui è da notare un’anomalia tutta italiana. Negli anni abbiamo costruito un mostro, un mostro tentacolare che con i suoi artigli intacca i risparmi privati. Nonostante ciò ogni volta che si tratta di tagliare una parte di quel mostro gli italiani ci ripensano, dicono di no, trovano scuse e mille motivi per non farlo. Non può più essere così. Bisogna tagliare, se non la testa, almeno uno dei tentacoli.
L’editorialista del Financial Times, Munchau, l’altro giorno ha detto che non è stato Monti la causa dell’abbassamento dello spread in Italia, bensì la BCE di Draghi, cosa ne pensa?
Munchau ha detto una cosa molto giusta e ovvia. Per capire basta guardare la Spagna e fare un paragone. Arrivata la crisi, il Paese si trovava in una situazione che possiamo paragonare a quella italiana. Se guardiamo adesso allo spread tra il bund tedesco e il bonos spagnolo vediamo che è  intorno a 330 basis points, mentre lo spread tra il bund e il btp è a 250. Conoscendo questi dati e ipotizzando che il governo spagnolo di Mariano Rajoy ha condotto un’azione di governo più o meno pari a quella di Mario Monti possiamo dire che Monti vale 80 punti di spread.
Quindi reputa in maniera positiva la Bce di Draghi?
Draghi ha fatto un buon lavoro, ma la Banca centrale non è la panacea, non può essere la soluzione a tutti i nostri problemi.
Nel vostro programma l’Europa è poco menzionata e quest’anno si gioca la partita sui fondi strutturali. Lei che tipo di Europa vede, come indirizzerebbe i fondi strutturali?
Mantengo la stessa posizione che avevo dieci anni fa quando ho scritto un paper sull’argomento. I fondi strutturali non sono la soluzione, non sono nient’altro che una pioggia di sussidi.
Il lavoro di Fabrizio Barca quindi non la convince?
No. Non è altro che una riedizione della Cassa per il Mezzogiorno. Non sono convinto. Una cosa però devo chiarire: data l’esistenza dei fondi strutturali sarebbe da incoscienti non reclamarli e non farne uso. Ma ripeto, se fosse per me li abolirei.
Il Monti politico invece come lo giudica?
Pessimo. Senza ombra di dubbio. Per 12 mesi e mezzo si è arroccato in una posizione super- partes per poi diventare politico, scendere in campo, mettere il nome sul simbolo e presentarsi alle elezioni. E poi devo dire che non vedo nulla di nuovo: un centrista finanziato  da un grande capitalista come Montezemolo.
Renzi invece?
Renzi è stato l’opposto di Monti. E’ stato fedele alla parola data e a Bersani, fin troppo fedele.
Nei rispettivi programmi condividete molti degli stessi punti, c’è mai stata possibilità di una collaborazione? Di una discesa in campo insieme?
No mai. Alcuni personaggi vicino a Renzi hanno firmato il nostro manifesto, ma nulla di più.
Se alle politiche non raggiungete il 4 per cento cosa succede a Fermare il Declino?
Nulla, continuiamo come movimento e ci riproponiamo alla prima occasione.
La sua visione dell’Italia da qui a dieci anni qual è?
Se si segue il nostro programma saremo come la Svezia, altrimenti finiremo come l’Argentina.
Un’ultima domanda. Al di là di economia e finanza su questioni come aborto, diritti degli omosessuali, matrimonio gay non vi siete espressi. Qual è la vostra posizione?
Non ne abbiamo voluto parlare per evitare strumentalizzazioni faziose. E’ un peccato, ma oggi come oggi in Italia non si può discutere di questi temi in modo ragionato. Di conseguenza abbiamo deciso di evitarli. Ci sono problemi più importanti: un’economia in recessione, una burocrazia asfissiante, una produttività bassissima e via dicendo. Risolviamo questi problemi e poi se ne potrà palare.

Mantenere viva la memoria e vigilare sul presente


Pubblicato: Dom, 27/01/2013 - 17:15  •  da: Redazione di Fermare il Declino
Nella Giornata della Memoria non vi proponiamo discorsi di circostanza, che, benché sentiti, rischiano di sembrare esercizi di retorica. Al contrario, vi offriamo le riflessioni personali che l'amico Alberto Saravalle ha scritto sul suo sito.
Il  27 gennaio è il giorno della Memoria. Ricordiamo la Shoah: lo sterminio di 6 milioni di ebrei.
Binario 21 MilanoSono ebreo e per me è un giorno importante.
Oggi non voglio parlare di politica o di attualità, ma di che cosa significa questo giorno per me e del perché penso che debba essere un momento di riflessione per tutti. Ciò che più temo è la retorica che banalizza ogni cosa: le autorità che intervengono a portare messaggi di solidarietà spesso ascoltati con indifferenza, i film sulla Shoah proiettati alla televisione e intercettati passando da un canale all’altro, i begli articoli sui giornali letti distrattamente… il pericolo è che le nuove generazioni percepiscano questo giorno come una rievocazione dovuta: una fra le altre giornate di commemorazione pubblica.
Gli ultimi testimoni diretti di questa tragedia ci stanno lasciando. Restano ricordi che sembrano sempre più lontani e che collocano questi eventi in una prospettiva storica. Eppure stiamo parlando di qualcosa di tremendamente vicino nel tempo e nello spazio. È accaduto durante la vita dei miei genitori, ed è accaduto anche nel nostro paese.
Sento facili autoassoluzioni collettive intese a rimuovere ogni responsabilità: noi italiani siamo diversi. Non c’era antisemitismo vero. Mussolini ha dovuto farlo controvoglia per accondiscendere all’alleato tedesco, dopotutto molti ebrei sono stati salvati in Italia.
È vero che molti bravi e coraggiosi italiani hanno rischiato la propria vita per salvare degli ebrei. Un nome famoso per tutti è quello di Giorgio Perlasca, su cui Deaglio ha scritto il bel libro “La banalità del bene”. Ma è anche vero che abbiamo avuto la nostra quota di infamie: pseudo scienziati estensori e firmatari delManifesto della Razza. Vicino a Trieste, la Risiera di San Sabba: un campo di sterminio.
Mi è capitato di andare a parlare di queste cose nella scuola di mia figlia, quando era alle elementari. Per far capire ai bambini quanto questi tragici eventi ci siano vicini ho mostrato loro documenti della mia famiglia che ho trovato e conservato gelosamente.
Come tanti altri, grazie a un po’ di fortuna e all’aiuto di amici generosi i miei sono tutti scampati alla follia nazifascista, ma hanno avuto vicissitudini che oggi riesce difficile anche solo immaginare.
Mio padre e mio zio sono partiti dall’Italia per il Sud America un mese prima dello scoppio della guerra, con un biglietto di sola andata che ancora conservo: lo potete vedere qui. Mio zio era un noto avvocato antifascista a Padova e, secondo i racconti che mi sono stati fatti, è stato tradotto dalla prigione al porto di Genova dove ha dovuto imbarcarsi sulla prima nave in partenza. Mia zia si è salvata grazie al coraggio di un podestà che ha iniziato a stampare falsi documenti per gli ebrei che, come lei, si erano rifugiati in campagna.
Non voglio dilungarmi su queste storie personali, ma vorrei che tutti riflettessero sulla vicinanza di questi eventi, come cerco di fare ogni anno io. Su quanto, in fin dei conti, ancora oggi l’odio razziale verso gli ebrei nella nostra civilissima Italia sia presente. È di pochi giorni fa la scoperta di un gruppo di fascisti che progettava di stuprare una studentessa solo perché ebrea.
Un po’ alla volta l’assuefazione rende indifferenti anche alle notizie più tragiche. Così, nel silenzio generale alcuni dichiarati esponenti di gruppi fascisti e antisemiti possono tranquillamente candidarsi alle elezioni.
Ho passato la vita riflettendo sulla Shoah. Ancora oggi non riesco a capacitarmi di come tutto ciò sia potuto succedere. Eppure ho letto molti libri e ho visto molti documentari e film su questo argomento. Ho ascoltato lezioni e dotte spiegazioni. Ma continuo a vivere male questo giorno perché mi ricorda quanto sia facile passare dalla civiltà più raffinata all’inumanità più crudele.
Non riesco a farmene una ragione e così continuo a rileggere, come se cercassi di capire qualcosa che mi sfugge. Oggi andrò all’inaugurazione del memoriale della Shoah per ascoltare, vedere, ricordare, pensare.
Ebbene: credo che questa continua ricerca in noi stessi sia importante perché ci permette di mantenere viva la memoria e di vigilare sul presente.
Concludo condividendo una storia che mi ha molto toccato. È tratta dal bel documentario di Marcel OphulsHotel Terminus, che racconta la vicende di Klaus Barbie, il boia di Lione.
Alla fine del film, il regista torna insieme a una signora di mezza età nella casa dove questa viveva da bambina.
In quella casa, una mattina all’alba, la Gestapo guidata da Barbie aveva fatto irruzione. Una situazione infernale: cani feroci, urla, spari, mentre tutti gli ebrei che abitavano nel palazzo venivano trascinati per le scale.
E poi… e poi a un certo punto si era socchiusa una porta, e una vicina aveva afferrato quella bambina e l’aveva trascinata dentro casa, rischiando la propria vita e quella dei figli per salvarla. Quando la signora è tornata col regista a Lione, la vicina era ormai già morta. Il film si conclude con la dedica lapidaria a una buona vicina.
Mi piacerebbe che oggi tutti pensassero che cos’avrebbero fatto in quel momento. E che trovassero dentro di sé la risposta giusta.

Mantenere viva la memoria e vigilare sul presente


Pubblicato: Dom, 27/01/2013 - 17:15  •  da: Redazione di Fermare il Declino
Nella Giornata della Memoria non vi proponiamo discorsi di circostanza, che, benché sentiti, rischiano di sembrare esercizi di retorica. Al contrario, vi offriamo le riflessioni personali che l'amico Alberto Saravalle ha scritto sul suo sito.
Il  27 gennaio è il giorno della Memoria. Ricordiamo la Shoah: lo sterminio di 6 milioni di ebrei.
Binario 21 MilanoSono ebreo e per me è un giorno importante.
Oggi non voglio parlare di politica o di attualità, ma di che cosa significa questo giorno per me e del perché penso che debba essere un momento di riflessione per tutti. Ciò che più temo è la retorica che banalizza ogni cosa: le autorità che intervengono a portare messaggi di solidarietà spesso ascoltati con indifferenza, i film sulla Shoah proiettati alla televisione e intercettati passando da un canale all’altro, i begli articoli sui giornali letti distrattamente… il pericolo è che le nuove generazioni percepiscano questo giorno come una rievocazione dovuta: una fra le altre giornate di commemorazione pubblica.
Gli ultimi testimoni diretti di questa tragedia ci stanno lasciando. Restano ricordi che sembrano sempre più lontani e che collocano questi eventi in una prospettiva storica. Eppure stiamo parlando di qualcosa di tremendamente vicino nel tempo e nello spazio. È accaduto durante la vita dei miei genitori, ed è accaduto anche nel nostro paese.
Sento facili autoassoluzioni collettive intese a rimuovere ogni responsabilità: noi italiani siamo diversi. Non c’era antisemitismo vero. Mussolini ha dovuto farlo controvoglia per accondiscendere all’alleato tedesco, dopotutto molti ebrei sono stati salvati in Italia.
È vero che molti bravi e coraggiosi italiani hanno rischiato la propria vita per salvare degli ebrei. Un nome famoso per tutti è quello di Giorgio Perlasca, su cui Deaglio ha scritto il bel libro “La banalità del bene”. Ma è anche vero che abbiamo avuto la nostra quota di infamie: pseudo scienziati estensori e firmatari delManifesto della Razza. Vicino a Trieste, la Risiera di San Sabba: un campo di sterminio.
Mi è capitato di andare a parlare di queste cose nella scuola di mia figlia, quando era alle elementari. Per far capire ai bambini quanto questi tragici eventi ci siano vicini ho mostrato loro documenti della mia famiglia che ho trovato e conservato gelosamente.
Come tanti altri, grazie a un po’ di fortuna e all’aiuto di amici generosi i miei sono tutti scampati alla follia nazifascista, ma hanno avuto vicissitudini che oggi riesce difficile anche solo immaginare.
Mio padre e mio zio sono partiti dall’Italia per il Sud America un mese prima dello scoppio della guerra, con un biglietto di sola andata che ancora conservo: lo potete vedere qui. Mio zio era un noto avvocato antifascista a Padova e, secondo i racconti che mi sono stati fatti, è stato tradotto dalla prigione al porto di Genova dove ha dovuto imbarcarsi sulla prima nave in partenza. Mia zia si è salvata grazie al coraggio di un podestà che ha iniziato a stampare falsi documenti per gli ebrei che, come lei, si erano rifugiati in campagna.
Non voglio dilungarmi su queste storie personali, ma vorrei che tutti riflettessero sulla vicinanza di questi eventi, come cerco di fare ogni anno io. Su quanto, in fin dei conti, ancora oggi l’odio razziale verso gli ebrei nella nostra civilissima Italia sia presente. È di pochi giorni fa la scoperta di un gruppo di fascisti che progettava di stuprare una studentessa solo perché ebrea.
Un po’ alla volta l’assuefazione rende indifferenti anche alle notizie più tragiche. Così, nel silenzio generale alcuni dichiarati esponenti di gruppi fascisti e antisemiti possono tranquillamente candidarsi alle elezioni.
Ho passato la vita riflettendo sulla Shoah. Ancora oggi non riesco a capacitarmi di come tutto ciò sia potuto succedere. Eppure ho letto molti libri e ho visto molti documentari e film su questo argomento. Ho ascoltato lezioni e dotte spiegazioni. Ma continuo a vivere male questo giorno perché mi ricorda quanto sia facile passare dalla civiltà più raffinata all’inumanità più crudele.
Non riesco a farmene una ragione e così continuo a rileggere, come se cercassi di capire qualcosa che mi sfugge. Oggi andrò all’inaugurazione del memoriale della Shoah per ascoltare, vedere, ricordare, pensare.
Ebbene: credo che questa continua ricerca in noi stessi sia importante perché ci permette di mantenere viva la memoria e di vigilare sul presente.
Concludo condividendo una storia che mi ha molto toccato. È tratta dal bel documentario di Marcel OphulsHotel Terminus, che racconta la vicende di Klaus Barbie, il boia di Lione.
Alla fine del film, il regista torna insieme a una signora di mezza età nella casa dove questa viveva da bambina.
In quella casa, una mattina all’alba, la Gestapo guidata da Barbie aveva fatto irruzione. Una situazione infernale: cani feroci, urla, spari, mentre tutti gli ebrei che abitavano nel palazzo venivano trascinati per le scale.
E poi… e poi a un certo punto si era socchiusa una porta, e una vicina aveva afferrato quella bambina e l’aveva trascinata dentro casa, rischiando la propria vita e quella dei figli per salvarla. Quando la signora è tornata col regista a Lione, la vicina era ormai già morta. Il film si conclude con la dedica lapidaria a una buona vicina.
Mi piacerebbe che oggi tutti pensassero che cos’avrebbero fatto in quel momento. E che trovassero dentro di sé la risposta giusta.